Lo spreco alimentare: come, perché e quanto si spreca?

Lo spreco alimentare: come, perché e quanto si spreca?

Il primo passo verso una soluzione è conoscere il problema

Sul tema dello spreco alimentare anche CAST desidera agire con sempre maggiore responsabilità e concretezza.

Sprecare il cibo: sembra incredibile, soprattutto per chi con il cibo ci lavora, ma i livelli di spreco sono enormi in tutto il mondo. Come e perché si spreca? Le perdite avvengono a diversi livelli della filiera, in particolare sono state individuate tre fasi dove gli sprechi sono maggiori: produttiva, distributiva e consumo. Quanto si spreca? Secondo la FAO ben oltre il miliardo di tonnellate e, cosa più grave, di questa imponente quantità ben l’80% sarebbe ancora consumabile.

In Europa si sprecano, in media, circa 180 kg di cibo pro-capite all’anno. Il primato negativo è dell’Olanda con 579 Kg pro-capite l’anno, mentre il Paese più virtuoso risulta essere la Grecia con i suoi 44Kg pro-capite l’anno.

In questa particolare classifica l’Italia si piazza circa a metà strada tra i due esempi ora citati (149 Kg pro capite all’anno) ma, complice la crisi economica globale degli ultimi tempi, lo spreco alimentare si è ridotto in pochi anni di oltre il 50%; se è vero infatti che i prezzi al consumo non sono cresciuti, d’altro lato la disponibilità economica complessiva è venuta meno, sollecitando gli italiani a fare la spesa in modo più attento.

L’Osservatorio sugli sprechi ha rilevato che tra i prodotti più sprecati a livello domestico in Italia, si trovano i prodotti ortofrutticoli (17%), pesce (15%), pasta e pane (28%) uova (29%) carne (30%) e latticini (32%). Tradotto in termini di costi abbiamo una perdita di circa 450 euro l’anno a famiglia. Secondo le realtà specializzate in analisi dei consumi, ogni anno finiscono nella spazzatura dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari, per un valore di circa 37 miliardi di euro.

È fondamentale ricordare che un cibo sprecato non solo diventa inutile, ma spesso è anche dannoso per l’ambiente. Bisogna infatti considerare che insieme al cibo vengono sprecati anche la terra, l’acqua, i fertilizzanti che sono stati necessari per produrlo. Ridurre lo spreco vuole dire quindi contribuire a salvaguardare l’ecosistema e il pianeta su cui tutti viviamo.

Per tutte queste ragioni c’è chi ha definito lo spreco alimentare come una forma di mancanza di rispetto per il denaro, il tempo, la società, l'agricoltore, l’allevatore, tutte le risorse utilizzate per produrlo e…. il cibo stesso!  Si potrebbe giustamente aggiungere che parecchie volte lo spreco è quasi un’offesa anche per chi il cibo l’ha preparato con professionalità e passione.

In termini monetari una famiglia europea composta da quattro persone spreca circa 900 euro ogni anno, mentre negli Stati Uniti questo spreco raggiunge i 1.500 dollari. Nessuno di noi butterebbe via i soldi, ma quando è sotto forma di un frutto un po’ troppo segnato o di un filoncino di pane che è diventato un po’ secco, non si fa automaticamente la stessa connessione sulle conseguenze economiche del “buttare”.

Detto questo la domanda sorge spontanea: cosa fare? A livello individuale molto, anzi moltissimo. Basta veramente porre più attenzione e pensare che moltissimi dei cibi pronti per finire in pattumiera potrebbero avere ancora ben altra e più gloriosa sorte. Dal punto di vista collettivo la questione è più difficile, anche se in tutto il mondo si stanno moltiplicando le associazioni e le realtà che si preoccupano di evitare gli sprechi di cibo o almeno contenerne la quantità. Consapevole di questo scenario, anche CAST Alimenti intende ampliare e rendere ancora più forti le proprie attenzioni verso lo spreco dei cibi. Sono in corso di definizione progetti che coinvolgono in particolare le attività formative, sia nella quantità di scarti prodotti, sia nel sollecitare una cultura del “no spreco, grazie!” che parte anche da attività ed eventi dedicati all’argomento.

 

 

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